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Chiesa di Noto accoglie l'appello dei poveri
Desidero
ringraziare la chiesa di Noto che ha accompagnato con la preghiera
la nostra visita alla chiesa di Butembo Beni, i seminaristi, i
gruppi ecclesiali, quanti hanno creduto in questa nostra missione,
benefattori tutti. Il nostro viaggio è stato un ponte di speranza
e la nostra presenza luce in quella porzione di Congo: Butembo
Beni che anno dopo anno è parte integrante della nostra chiesa
netina. Soffriamo, gioiamo, preghiamo per questo popolo
violentato, lacerato, che stenta a ritrovare una bussola
culturale, perché teatro di contraddizione, di guerre, di fame,
non in grado di guidare il proprio mutamento da soli. Chi
trascorre un po' di tempo, in Africa al suo rientro, racconta come
questa esperienza sia stata avvincente e provocatrice di
interrogativi profondi. In Africa, affascinano gli spazi immensi,
i colori della natura, la bellezza delle donne, la dignità degli
uomini, ma quello che colpisce tutti sono gli occhi dei bambini, i
loro sguardi teneri, espressivi. Sembrano chiederti tutti "i
perché li riguardano” e che i "grandi della terra"
non vogliono ascoltare. Con l'audacia e la generosità dei primi
missionari che ho conosciuto (Padre Losito, Concetta Petriligieri,
Padre Giovanni Piumatti), con la tenacia e la passione di chi è
convinto che vale la pena avventurarsi, di guardare oltre la
finestra accogliamo di cuore il grande dono che la chiesa di
Noto ci fa: accogliere l'appello dei poveri più poveri, per
progettare un modello di sviluppo che metta al centro del discorso
la persona umana e le sue esigenze. Vogliamo impegnarci sempre più
concretamente a costruire reti umane che uniscono in sinergia
tutte le forze nella realizzazione di un progetto che punti sulla
educazione, sulla coscienza dei propri diritti e propri doveri.
Vogliamo diffondere una mentalità di pace che garantisca ad ogni
creatura che viene al mondo, pari opportunità di vita e sviluppo
umano. Ecco, allora, che il dialogo tra la chiesa di Noto e la
chiesa di Butembo Beni è e deve essere vera disponibilità
all'ascolto di una chiesa che soffre, essere accanto a coloro che
sono lontani, vedere con occhi nuovi. Il dialogo tra le due
chiese, se ci sentiamo chiesa, non è più una scelta facoltativa.
Non è consentito ad alcuno dire: io mi faccio i fatti miei, mi
bastano i miei problemi! Noi in Italia soffriamo di bulimia e
anoressia, mi diceva una missionaria italiana a Magheria,
"qui si soffre la fame, la povertà più assoluta, la
malattia, perché è difficile comprare anche una aspirina".
Allora, grazie Chiesa di Noto, grazie perché hai avuto questa
grande intuizione del gemellaggio, che ci inviti ad operare dentro
ciascuno di noi, cosi che ci ritroveremo forse, ad una svolta
epocale nella storia dell'umanità e che il dialogo, il ponte tra
le due chiese è forse una delle poche risorse che ancora ci
restano per poter sperare di ricominciare a vivere umanamente.
Mariuccia Di
Raimondo Fiore
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R.D.Congo,
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