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Il
Vescovo Melchisedek: la vostra presenza è un segno di pace che
incide
Il gemellaggio ventennale tra Noto e Butembo-Beni è
“manifestazione dell'universalità della Chiesa, di amicizia e
solidarietà”. Un'esperienza che monsignor Sikuli Paluku
Melchisedech, vescovo di Butembo-Beni definisce “dono di
grazia”.
A Butembo-Beni cento anni fa iniziava la prima
evangelizzazione e venti anni fa il gemellaggio con la Chiesa di
Noto. Quali frutti si raccolgono oggi ? “La coincidenza di
questi due eventi per me provvidenziale, ha portato frutti
visibili: innanzitutto la vitalità che caratterizza oggi la
nostra chiesa, segno che la buona notizia del Vangelo si è
propagata tra la gente. Incontrando i fedeli in occasione della
mia recente visita pastorale ho potuto constatare che tutti gli
abitanti della diocesi hanno recepito il senso delle numerose
Opere di assistenza ai poveri e ai più deboli. Ad oggi abbiamo
36 parrocchie su una superficie di 45mila chilometri quadrati,
ma tante comunità aspettano di avere sacerdoti per continuare ad
evangelizzare. Proprio per rispondere a questa attesa abbiamo
pensato di costituire otto nuove parrocchie, di cui sei entro la
fine di quest'anno, grazie anche alla grazia dell'ordinazione
dei giorni scorsi di 12 sacerdoti”.
In particolare, quale incidenza ha avuto e continua ad avere il
gemellaggio sul territorio diocesano?
“Attraverso il gemellaggio la nostra gente è stata testimone di
una comunione tra fedeli non solo vissuta in lontananza ma
sperimentata in modo concreto attraverso le visite e la
condivisione delle esperienze. Ebbene, questa comunione, a
livello pastorale, ha contribuito a una evangelizzazione
integrale dell'uomo, non solo nella sua dimensione spirituale.
Grazie al gemellaggio poi, i fedeli di Butembo-Beni hanno capito
che la Chiesa è davvero universale. In questi venti fratelli e
le anni, infatti, i sorelle di Noto sono venuti a visitarci
sempre, nonostante la distanza e la guerra che negli ultimi
dieci anni ha reso insicura la regione. Una espressione, questa,
non soltanto di fede e di speranza, ma anche il segno di una
grande amicizia e un messaggio di pace che ha inciso sul
territorio a livello politico. Anche dal punto di vista sociale
il Gemellaggio ha avuto una forte incidenza. Basti pensare alle
numerose opere in tutte le parrocchie gemellate, all'università,
al Centro nutrizionale "Giorgio Cerruto '' alla pediatria e al
reparto di ginecologia ''Grazia Minicuccio'' in costruzione.
Senza dimenticare le adozioni dei fanciulli orfani e il
contributo per le scuole”.
Quali insegnamenti reciproci sono maturati in questi venti
anni di gemellaggio tra le due Chiese?
“Fermo restando che l'insegnamento più grande che viene dal
gemellaggio riguarda il carattere universale della Chiesa, c'è
un altro aspetto che nel tempo ha inciso nella formazione
cristiana della nostra comunità: la lezione dell'amore di una
Chiesa e di un popolo lontano che come un gemello ha sentito
sulla sua pelle le gioie e le sofferenza di un altro popolo.
Dall'altra parte, credo che i fratelli della diocesi di Noto in
questi anni siano stati colpiti positivamente dalla nostra gioia
che non dipende dall'avere, ma da un cuore aperto capace di
amare e di riconoscere il bene che si fa e di ringraziare per
questo. Una gioia che la nostra gente manifesta attraverso
l'accoglienza generosa degli ospiti, senza mostrare mai che
forse qualcuno tra la folla rientrando a casa non ha neppure da
mangiare”.
Laura
Malandrino (da
Avvenire del 03/02/08) |
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