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Gennaio 2008 - Mons. Crociata

 

LETTERA ALLA DIOCESI DOPO LA VISITA ALLA DIOCESI GEMELLA DI BUTEMBO-BENI


Cari confratelli nel presbiterato e nel diaconato, cari religiosi e religiose, cari fratelli e sorelle tutti nel Signore, di ritorno dalla visita alla diocesi gemella di Butembo-Beni, nella Repubblica Democratica del Congo, desidero rivolgervi una parola di condivisione e di riflessione.
 

Momenti della visita
La visita ha avuto un carattere ufficiale per la presenza del Vescovo, la prima volta a pochi mesi dall’inizio del suo servizio pastorale, con una numerosa delegazione in occasione del ventennale dell’inizio del gemellaggio. Essa ha permesso di vivere momenti celebrativi particolarmente intensi e di incontrare i diversi volti di quella realtà diocesana. Abbiamo avuto modo infatti di fermarci qualche giorno nella prima sede della diocesi, a Beni-Paida, e più a lungo nella sede attuale a Butembo; abbiamo celebrato con grande partecipazione di popolo sia a Beni-Cité che a Butembo-Kitatumba, in quest’ultima in occasione della ordinazione presbiterale di dodici nuovi presbiteri, che il Vescovo mons. Melchisedech Sikuli – al quale va un particolare ringraziamento per l’invito e per la cordiale e premurosa accoglienza riservataci – ha voluto affidare alla mia presidenza liturgica; abbiamo visitato parrocchie di città, a cominciare dalla prima Cattedrale di Beni e dalla attuale Cattedrale di Butembo, e diverse comunità parrocchiali sparse lungo il territorio della diocesi nei villaggi che abbiamo potuto raggiungere; abbiamo avuto la possibilità di conoscere l’università e in particolare la facoltà di medicina con le sue cliniche; abbiamo incontrato i seminaristi dei quattro istituti che la diocesi ha eretto: seminario minore, propedeutico, filosofico, teologico; siamo stati accolti da diverse comunità religiose.
 

Frutti del gemellaggio
Significativi e numerosi sono i frutti e i segni della presenza della nostra diocesi con le sue iniziative a favore delle parrocchie gemelle e delle strutture diocesane dopo venti anni di gemellaggio. Bisogna riconoscere la grande generosità che ha accompagnato da parte nostra il cammino di questi due decenni e, insieme, la fraternità e la condivisione che gli incontri esprimono e maturano sempre di più, soprattutto a partire dai rapporti tra parrocchie gemelle. Se la nostra visita aveva anche lo scopo di permettere al nuovo Vescovo di rendersi conto di ciò che ha significato e realizzato il gemellaggio in questi vent’anni, tale scopo è stato raggiunto in pieno. Emerge con inequivocabile chiarezza il bisogno estremo in cui versa la popolazione della diocesi (di cui il 60%, su due milioni di abitanti, è cattolico, su un territorio per estensione paragonabile alla Sicilia, se non superiore) e la preziosità delle iniziative, delle presenze e della generosità espresse dalle nostre comunità e dai fedeli della diocesi di Noto. In questa occasione abbiamo potuto ancora toccare con mano la gratitudine e la stima di cui godiamo agli occhi dei nostri gemelli, e la considerazione di cui siamo circondati, anche per il significato più vasto che la nostra collaborazione e la nostra amicizia rappresentano ben oltre gli aiuti materiali e le altre forme di scambio, in una situazione sociale in cui lo Stato è ancora largamente assente e la Chiesa è chiamata ad assolvere compiti di supplenza sul piano sociale e civile, al suo interno e agli occhi della comunità nazionale e internazionale.
 

Ombre e luci
Non manca nella coscienza e nei fatti la realtà di una condivisione e di uno scambio che non si possono ridurre alla dimensione solamente materiale ed economica, anche se questa assume un rilievo e una urgenza drammatica, solo a considerare che, a parte i grossi centri, gli agglomerati umani conoscono pressoché soltanto capanne o casupole di fango e paglia, le strade non sono asfaltate, manca la rete elettrica, la rete idrica, fognaria, telefonica. Non si deve dimenticare per questo una grande voglia di fare, un attivismo frenetico nei grossi centri, una allegra e positiva vitalità e dinamismo, senza per questo dover rendere la realtà più rosea di quella che è. Ci sono comunque effettivamente molte potenzialità che hanno bisogno – e, ora, dopo la pace con fazioni ribelli firmata a Goma proprio nei giorni della nostra permanenza in Congo, presentano anche molta probabilità – di essere valorizzate ed espresse. Grande è il senso di dignità che questo popolo esprime, insieme all’immagine di una tranquillità e di una solidità pari soltanto alla irresistibile vitalità che si manifesta in tante forme e occasioni della vita sociale e religiosa.
 

Reciprocità arricchente
Su questo sfondo si tratta di cogliere gli altri aspetti di un gemellaggio che deve crescere e maturare, dopo vent’anni di esperienza, perché diventi un movimento efficace di cooperazione tra le nostre due Chiese. Di fatto la dimensione pastorale e spirituale dello scambio è stata finora assicurata dalla presenza di alcuni sacerdoti di Butembo-Beni nella nostra diocesi e dalle numerose visite reciproche, dagli scambi di lettere e di comunicazioni. Tutto questo ora va raccolto e accresciuto. Anche perché ci sono ricchezze spirituali e pastorali nella nostra diocesi gemella di cui anche noi possiamo fare tesoro con grande vantaggio, come abbiamo potuto sperimentare nelle celebrazioni e nei vari incontri, dai quali abbiamo potuto cogliere lo stile proprio di un popolo giunto da relativamente poco tempo alla fede cristiana. Colpisce infatti l’entusiasmo, la gioia del pregare, del cantare, del celebrare insieme, senza che per questo sia sminuito il senso del raccoglimento, dell’ordine e della partecipazione ai momenti comuni. Grande è il senso dell’ospitalità, della cordialità e dell’attenzione alla persona, come pure il desiderio di intensificare la conoscenza e la condivisione.
 

Prospettive di crescita
Alla luce di queste esperienze, e anche in vista della celebrazione – ancora da definire e per la quale chiederò suggerimenti e collaborazioni – nella nostra diocesi ad aprile prossimo dei venti anni del gemellaggio, con la partecipazione del Vescovo di Butembo-Beni ufficialmente invitato in questa occasione, possiamo tenere presenti alcune considerazioni che già si delineano nel rinnovare e nel maturare ulteriormente la responsabilità e l’impegno per il gemellaggio.
 

Unità e coordinamento
La pregevole articolazione del gemellaggio in iniziative comuni e in attività bilaterali tra le parrocchie direttamente gemellate non deve far perdere di vista il carattere unitario diocesano del rapporto di Chiese e, perciò, la qualità della comunione ecclesiale nel dare attuazione ordinata e concorde alla molteplicità delle iniziative di solidarietà e di collaborazione. Bisognerà a questo scopo trovare i modi per conoscere meglio e coordinare le varie attività in corso. In questo un compito specifico è affidato all’ufficio missionario diocesano.
 

Aiutare ad aiutarsi
Bisognerà poi avere cura che i nostri aiuti non arrivino come calati dall’alto ai destinatari nostri fratelli. L’aiuto sarà vero nella misura in cui metterà i nostri fratelli congolesi in grado di fare la loro parte e, alla lunga, di fare tutta la loro parte per risollevarsi dalle condizioni in cui attualmente versano. Esemplare in questo senso l’impegno di alcuni membri della nostra delegazione a realizzare delle opere in cui non solo hanno coinvolto persone del luogo, ma hanno insegnato loro a continuare da sole il lavoro appreso. Tutte le iniziative, sia diocesane che parrocchiali, attendono di essere partecipate, condivise, coordinate, seguite.
 

Scambio spirituale e pastorale
Lo scambio spirituale e pastorale, centrato sulla comune ricerca della santità, attende di essere largamente sviluppato, a partire dallo scambio di presenze durature di persone a tutti i livelli tra le nostre due diocesi.
 

Una cooperazione “alla pari”
Questo conduce a una conclusione che è decisiva sul piano del metodo nel portare avanti il gemellaggio, che come tale deve essere considerato una grazia e una risorsa preziosa che abbiamo ereditato dai Vescovi, presbiteri, religiosi e laici che l’hanno iniziato e avviato. Superando inopportuni sensi di superiorità o di inferiorità, sensi di colpa o di sufficienza, dobbiamo scoprire che, al di là delle differenze oggettive che caratterizzano le nostre due diocesi gemellate, ricchezza e povertà le caratterizzano ambedue in un modo o nell’altro, sia sul piano materiale che su quello spirituale. Le ricchezze o le povertà non stanno tutte da una parte o dall’altra. La cosa bella è che ciascuna Chiesa ha abbastanza ricchezza per colmare la povertà dell’altra, e nello stesso sperimenta abbastanza indigenza per essere aiutata dalla ricchezza e dalla peculiarità dell’altra. Questo matura la convinzione che il nostro gemellaggio può essere portato avanti solo “alla pari” se vuole diventare realmente cooperazione missionaria tra le Chiese; poiché è chiaro che la missione è diventata non meno urgente da noi che nel Congo. Che cosa questo comporterà in concreto lo vedremo insieme a partire dalla prossima celebrazione del ventennale.
 

La lezione spirituale
Ciò che infine rimane impresso nel cuore e nella mente di quanti abbiamo condotto questa visita è, senza dubbio, il richiamo e l’esigenza di imparare un nuovo apprezzamento per il bene (materiale e spirituale) di cui a tutti i livelli godiamo, per non consumarlo come bene solo per noi, ma per imparare a condividerlo. Soprattutto avvertiamo l’esigenza di apprendere un nuovo senso del tempo, del valore delle cose e delle persone, della dedizione a cose e persone, per entrare in una dimensione più vera, nella quale cose e persone non sono consumate e oltrepassate in una corsa vorace e distruttiva, ma apprezzate e assaporate in una prospettiva più lunga e duratura che la fede cristiana avvalora con il senso della gioia della fraternità, della risurrezione e della vita eterna.
 

Vi saluto tutti cordialmente e vi benedico nel Signore.


+ Mariano Crociata
Vescovo di Noto
Noto, 31 gennaio 2008

 

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